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giovedì, 29 settembre 2005

Alicebot al Loebner Prize... (seconda parte)

Come detto nel precedente post, alla 15° edizione del Loebner Prize, tenutosi il 18 settembre 2005 a New York, il dott.Richard Wallace ha applicato al suo chatterbot, Alicebot, il modello Ericksoniano, solitamente relativo all'ipnosi.

Milton H. Erickson, il più grande studioso dell'ipnosi dell'epoca moderna, ritiene che ogni persona è sensibile a particolari stimoli verbali o fisici, in grado di porlo in uno stato di coscienza diverso da quello di veglia.

Ma al dott. Wallace questo esperimento (preferisco considerarlo tale dato che l'abilità di Alicebot è stata più che appurata nel corso degli anni) non è riuscito molto bene a quanto pare!

Rileggendo le trascrizioni delle sessioni di chat giudice-chatterbot, sono evidenti le perifrasi aggiunte in coda alla risposta effettiva.

Presumibilmente, l'intento non era quello di ipnotizzare l'interlocutore, quanto coinvolgerlo e renderlo partecipe di una situazione verosimile in modo rendere il dialogo paritario (uomo-uomo).
In realtà, quello che emerge, è una comprensione 'debole', alla quale si cerca di rimediare con un espediente.
L'improvvisazione dell'esperimento ha fatto si che Alicebot non comprendesse quanto detto dall'interlocutore e si classificasse 'solo' 4°.

Tralasciando la pertinenza o meno dell'ipnosi Ericksoniana in quel contesto, penso che questa modifica sia avvenuta in corso d'opera perchè AliceBot non credo avrebbe mai passato alcuna selezione con questa base di conoscenza.

Un altro errore a mio dire, compiuto dal dott.Wallace, è l'aver standardizzato la risposta del chatterbot.
La PNL insegna che se si vuole raggiungere un buon feeling con l'interlocutore, bisogna parlare come lui e rapportarsi in linea con il suo essere. In quest'ottica, anche l'approccio Ericksoniano avrebbe avuto senso e probabilmente le chances di Wallace sarebbero state maggiori.

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