mercoledì, 23 novembre 2005
Personaggi virtuali ed eLearning
E' convinzione comune che i computer non riescano a sostituire gli insegnanti perchè ritenuti noiosi, poco (o per nulla) convincenti, senza attrattiva per l'utente e senz'anima.
Amy Baylor, docente di sistemi formativi al RITL (Research of Innovative Technologies for Learning) presso l'Università della Florida, sta provando a sfatare questo pregiudizio realizzando il professore virtuale, o agente pedagogico, come lo definisce lei. Dice la Baylor: 'Fino ad oggi l'impersonalità di un computer ne ha notevolmente limitato le potenzialità all'interno di un percorso di apprendimento. Noi intendiamo usare i computer per stimolare l'essere umano in modo controllato e vedere come e quanto questo si lascia guidare.'
La Baylor ha cercato le espressioni del viso più amichevoli, le gestualità più confortanti e la voce più sfacciatamente intelligente per creare un personaggio virtuale che fosse 'both disarmingly lifelike and surprisingly persuasive' ( realistico in un modo disarmante e sorprendentemente persuasivo).
Questi personaggi virtuali sono qualcosa di più di un'animazione 3D e di una voce. E' possibile adattare la loro conoscenza alle esigenze ed alla preparazione dello studente. Inoltre sono previsti feedback sia cognitivi che emozionali per testare l'avanzamento del grado d'apprendimento dello studente.
'A differenza di un insegnante reale, noi possiamo controllare tutti gli aspetti di un agente (il genere, l'età, l'etnia, la personalità, il messaggio, il modo di intergire) per rappresentare la persona ideale e per questo in grado di facilitare l'apprendimento. Questo stimola a ricercare sempre nuovi metodi e nuove strategie di insegnamento.'
Da questo assunto, è stata condotta una ricerca per conto della National Science Foundation, durante la quale la Baylor si è servita di tutor virtuali analizzare le idee preconcette femminili riguardo la figura del docente di ingegneria.
La Baylor ha individuato un campione di 79 studentesse e le ha messe di fronte a 2 tutor con la stessa 'preparazione'. Però uno era donna ed incarnava i tratti delle intervistate (abbigliamento, tendenze, stile...), l'altro invece rispondeva allo stereotipo dell'ingegnere.

Come previsto, le intervistate riconoscevano la figura femminile come il personaggio virtuale più attrattivo e vicino a loro. Ma quando la Baylor ha chiesto quale tra i 2 avrebbero voluto come docente, le ragazze hanno indicato tutte il personaggio maschile, che seppure visivamente non fosse il loro preferito, era riconosciuto come quello più autorevole in materia scientifica. Un secondo step prevedeva che venissero affiancate durante i loro studi da questo tutor.
Risultato: non solo il loro rendimento nelle materie scientifiche è migliorato rispetto l'inizio del semestre (quando cioè è stato condotto il test), ma sono anche risultati superiori rispetto a quelli delle loro colleghe che hanno studiato con il metodo tradizionale.
In conclusione, è stato dimostrato che i pregiudizi non fanno bene alla mente!
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- Pubblicato mercoledì, 23 novembre 2005
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