giovedì, 28 luglio 2005
Chiariamo alcune cose sui chatterbot
Non so cosa stia succedendo ma in questo ultimo periodo si fa tanto parlare di chatterbot! Merito nostro?
Non credo, ma sembra che qualcosa finalmente si stia muovendo ed è questo che conta.
Ho appena ricevuto un Google Alerts che mi riporta un articolo firmato da Stefania Garassini e pubblicato su Week.it (essendo io iscritta alla loro newsletter, immagino lo riceverò anche domattina nella mia casella di posta!).
Questo articolo mi dà l'opportunità di specificare alcuni aspetti dei quali ancora non ho parlato anche se potrei risolvere dicendo che comunque un chatterbot, generico o meno, è branding e tanto dovrebbe bastare.
Ma non è questo il mio scopo.
Partiamo dal titolo: 'Intelligenza artificiale o stupidità automatica?'.
Io dico Intelligenza automatica, un'intelligenza programmata che ne fa uno strumento utile prima che un abile interlocutore.
D'altra parte la definizione stessa di chatterbot lo spiega.
In modo molto diretto nel suddetto articolo si dice che (cito) 'provare a chiacchierare con i chatterbot è come fare un viaggio in un manicomio surreale'. Rispondo dicendo che tutto dipende dalle aspettative.
Cosa spinge un utente a chattare con un personaggio virtuale?
- sfida (chatterbot generico)
- bisogno di informazioni (assistente virtuale del sito)
1- presentazione superficiale, come in tutte le chat
2- alcune domande per testare la preparazione, perchè tutti vogliono cogliere il chatterbot in fallo
3- si parla di amore/sesso, tema toccato nell'80% almeno delle chat. Le prime domande sono sempre per sfida ma gli scambi a riguardo vanno ben oltre il puro test, a dimostrazione dell'alto livello di coinvolgimento
4- si conclude con gli insulti, l'aspettativa disillusa.
'anche i sistemi più sofisticati rivelano una sconcertante rigidità: o ci si adegua ai loro schemi oppure si intavola un dialogo privo di senso'...appunto!
Le reazioni dell'utente sono spesso le stesse che si hanno in una comune chat umano-umano (i chatters confermeranno che queste sono anche le tappe che si attraversano in un rapporto virtuale uomo-donna) e capita ancora più spesso che si dimentichi di chattare con una macchina. E' quasi fisiologico.
Ma perchè si arriva agli insulti?
La teoria dell' Uncanny Valley spiega il brusco risveglio dal coinvolgimento al quale un chatterbot, con una buona conoscenza e ben sviluppato, può indurre (da qui le offese). Il risveglio c'è per tutti e se questo non avvenisse, beh, allora si che sarebbe da manicomio!
La knowledge base di un chatterbot generico, per quanto vasta è comunque limitata (ci stiamo spostando nel filosofico). Da qui la mia definizione di intelligenza automatica.
Il chatterbot sa quello che noi vogliamo fargli sapere, nulla di più.
In questo è piuttosto diverso dallo spider che scandaglia la rete.
Per gli sviluppatori, un chatterbot è una sfida. Per assicurare, l'interazione si approfondiscono alcuni temi.
Per questo quasi tutti i chatterbot rispondono pertinentemente quando si parla di sesso, ma non sempre lo fanno se si parla di economia.
Tengo a precisare che 'il rispondere pertimentemente' non vuol dire creare un chatterbot pornografo, ma un personaggio che comprende quello che l'utente dice per poi rispondere di conseguenza.
'La comprensione di quanto viene detto è circoscritta alla superficie, alla concatenazione delle parole, con scarsa o nulla considerazione del contesto che, come sappiamo, è determinante per decifrare il significato complessivo
Pur non comprendendo il bisogno di contestualizzare domande quali 'come ti chiami?', 'ti diverti oggi?' o 'sei innamorato?', in questo caso è l'utente che commette l'errore di dimenticare chi c'è dall'altra parte se si rifà a fattori contestuali.
Ed anche in questo caso, complimenti allo sviluppatore!
Forse la dott.ssa Garassini si riferiva a domande più complesse che richiedono l'elaborazione delle informazioni ricevute.
Il chatterbot sa chi è, cosa fa, dove sta e con chi parla. Ricorda informazioni e fa quello per il quale è programmato e non prende iniziative. Per questo non è corretto parlare di Intelligenza Artificiale riferita ai chatterbot.
Però il chatterbot è nato come strumento utile. E qui passiamo alla seconda accezione.
E' un assistente virtuale del sito. In questo c'è la volontà di creare un personaggio che conosca a fondo la materia. Per questo l'utilità di un chatterbot applicata ad un contesto aziendale può risolvere spinose questione di customer care o di tutoring.
Ma di questo ho già detto.
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- Pubblicato giovedì, 28 luglio 2005
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